Eko Club Verislia

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Tutela dell'ambiente

La nozione di ambiente entra a far parte del testo costituzionale soltanto nel 2001.

Anche anteriormente alla riforma, tuttavia, all'ambiente era stato riconosciuto (e precipuamente dalla Corte costituzionale) uno “statuto costituzionale”, soprattutto in virtù dell'art.9, secondo comma, e dell'art. 32, che nel sancire il diritto alla salute si declina anche come diritto all'ambiente salubre.

Il vero e proprio salto di qualità nella ricostruzione del sistema giuridico di tutela dell'ambiente, la Corte lo compie nella seconda metà egli anni ottanta con la sentenza n. 641 del 1987, la quale, nell'enucleare i parametri costituzionali di riferimento, delinea anche la concezione dell'ambiente, che sarà poi costantemente confermata, come “bene unitario”e come “valore primario ed assoluto”: il fatto che l'ambiente possa essere fruibile in varie forme e differenti modi, non fa venir meno e non intacca la sua natura e la sua sostanza di bene unitario che l'ordinamento prende in considerazione; l'ambiente è protetto come elemento determinativo della qualità della vita; la sua protezione non persegue astratte finalità naturalistiche o estetizzanti, ma esprime l'esigenza di un habitat naturale nel quale l'uomo vive ed agisce e che è necessario alla collettività e, per essa, ai cittadini, secondo valori largamente sentiti;

L'affermazione di una serie di competenze in capo alle Regioni è stato il frutto di una giurisprudenza quanto mai articolata, dipanatasi a partire dagli anni settanta, ed espletatasi con una sentenza della Corte Costituzionale, la n. 373 del 22/12/2010:

Ambiente, Regioni, competenze, legittimità, limiti

Le Regioni, nell’esercizio delle loro competenze, debbono rispettare la normativa statale di tutela dell’ambiente, ma possono stabilire, per il raggiungimento dei fini propri delle loro competenze (in materia di tutela della salute, di governo del territorio, di valorizzazione dei beni ambientali, etc.), livelli di tutela più elevati .

Con ciò certamente incidendo sul bene materiale ambiente, ma al fine non di tutelarlo, essendo esso salvaguardato dalla disciplina statale, bensì di disciplinare adeguatamente gli oggetti riconducibili alle competenze delle Regioni stesse. Si tratta cioè di un potere insito nelle stesse attribuzioni di queste ultime, al fine della loro esplicazione.

Nell'ambito della regione Toscana, la tutela è stata affidata ai corpi istituzionali e al volontariato, sia di istituzione regionale (GAV), sia appartenenti ad associazioni con scopi di tutela ambientale:

 

LEGGE REGIONALE N. 7 DEL 23-01-1998
REGIONE TOSCANA

Articolo 1 - Istituzione finalità del servizio volontario di vigilanza ambientale

1. La regione Toscana riconosce, in attuazione della legge 11 agosto 1991 numero 266, la funzione del volontariato per la salvaguardia dell'ambiente e ne favorisce l'azione in particolare per le seguenti finalità:

A. Diffondere la conoscenza ed il rispetto dei valori ambientali;

B. Collaborare con le istituzioni pubbliche alla tutela del patrimonio ambientale, naturale e culturale;

C. Partecipare, prestando la propria opera sotto il coordinamento delle autorità competenti, interventi in caso di emergenze di carattere ambientale.

2. A tale scopo la regione, anche in attuazione dell'articolo 4 dello Statuto, promuove la istituzione di un nuovo servizio volontario di vigilanza ambientale svolto da Guardie Ambientali volontarie.

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Codice dell ambiente Dlgs 152/2006

È il provvedimento nazionale di riferimento in materia di

  • valutazione di impatto ambientale,
  • difesa del suolo e tutela delle acque
  • gestione dei rifiuti
  • riduzione dell'inquinamento atmosferico 
  • risarcimento dei danni ambientali.

Dalla sua data di entrata in vigore (29 aprile 2006) ad oggi il Codice dell’ambiente ha subito numerose modifiche ed integrazioni ad opera di successivi provvedimenti che ne hanno ridisegnato il contenuto, così come numerosi sono stati i provvedimenti emanati in attuazione delle singole parti dello stesso decreto legislativo.

Il Codice ambientale, pur costituendo la trasposizione nazionale di numerose direttive Ue, non esaurisce tuttavia il novero delle norme di matrice comunitaria relative alle materia più sopra menzionate. Accanto alla disciplina recata dal Dlgs 152/2006 bisogna infatti considerare le regole Ue “self executing” (come i regolamenti su import/export dei rifiuti ed “end of waste” dei rottami metallici), ossia regole direttamente applicabili nell'ordinamento statale senza necessità di essere veicolate da provvedimenti interni.

 

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TESTO INTEGRALE DEL NUOVO CODICE DELL'AMBIENTE

La tutela dei boschi

Negli ultimi anni il problema degli incendi boschivi ha assunto dimensioni a dir poco drammatiche, tanto da destare un grido di preoccupato allarme a tutti i livelli.

Nel decennio passato in Italia si sono perduti, per detta causa, più di 500 mila ettari di bosco, ne’ l'azione di rimboschimento e di ricostituzione boschiva sono riusciti a rimediare alle recenti devastazioni.

Ogni anno, quasi a scadenze prestabilite, si ripete questo gravissimo problema, con ingentissimi danni, sia direttamente economici che ecologici, e solo l'azione di prevenzione e di spegnimento fa si che lo stesso, possa essere contenuto e limitato.

E' bene ricordare che la gravità del fenomeno investe il bosco in tutte le sue molteplici funzioni, procurando danni diretti ed indiretti.

I primi, facilmente valutabili, sono rappresentati dal valore della massa legnosa; i secondi, più difficilmente stimabili, sono connessi alle funzioni "senza prezzo", quali : la difesa idrogeologica, la produzione d'ossigeno, la conservazione naturalistica, il richiamo turistico, le possibilità di lavoro per numerose categorie.

Gli incendi dei boschi, pur seguendo l'andamento climatico, non si manifestano uniformemente sul territorio: ci sono delle zone dove questo pericolo e’ maggiore che in altre, come l'esperienza ed i fatti, annualmente, confermano. Si vuol affermare che, a parità di condizioni climatiche e di coefficiente d'aridità, vi sono altre diverse situazioni che favoriscono lo sviluppo degli incendi nei boschi, quali: l'afflusso turistico, l'abbandono rurale delle campagne, l'attività di particolari pratiche agronomiche e pastorizie, le vendette, le speculazioni.

Cosi, a seconda dell'ubicazione propria del bosco e del suo rapporto specifico con le situazioni accennate, si hanno dei soprassuoli più esposti al pericolo e al rischio d'incendio, rispetto ad altri, dove i fattori sociali ed umani, sono meno incidenti. In base all'andamento meteorologico e climatologico, dobbiamo registrare due periodi di grave pericolosità: l'uno estivo, nei mesi di luglio, agosto, settembre, più marcato nelle regioni del centro-sud, Liguria compresa; l'altro invernale, nei mesi di gennaio, febbraio e marzo localizzato in particolare nelle zone dell'arco alpino, quali la Liguria, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto.

Generalmente, la causa determinante l'incendio dei boschi e’ di origine antropica, eccezion fatta per i casi dovuti ai fulmini. L'autocombustione, sovente citata a sproposito, e’ da ritenersi una giustificazione quanto mai semplicistica ed erronea, in quanto, nei nostri climi, non si verifica che in casi del tutto eccezionali e al più limitata ai soli fienili o discariche.

Le condizioni che influenzano sia l'inizio che la prima propagazione dell'incendio, sono principalmente rappresentate:

- dalla quantità d'acqua che si trova nei tessuti delle piante, che può variare dal 2 al 200% nei tessuti morti, in dipendenza delle condizioni atmosferiche ed in particolar modo dell'umidità relativa dell'aria;

- dal vento, che oltre a favorire l'afflusso dell'ossigeno, quale comburente, determina l'avanzamento della linea del fuoco, provoca il preriscaldamento del materiale legnoso e quindi nuovi punti d'inizio e di continuazione del fuoco;

- dalla quantità, dimensioni, disposizioni dei materiali combustibili, i quali, se sottili e non pressati, offrono maggiore superficie esterna all'ossigeno comburente.

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Legge forestale incendi boschivi

L.R. 39/2000 Legge forestale della Toscana

Il territorio della Regione Toscana è coperto per oltre il 50% da boschi.

Appare quindi evidente che il tema della lotta agli incendi assuma grande importanza per tutta la collettività e di conseguenza per le istituzioni impegnate a garantire con la loro opera la salvaguardia dell’ambiente naturale.

La Regione Toscana con la L.R. 39/2000 Legge forestale della Toscana ed il successivo Regolamento ha provveduto ad adeguare le proprie norme antincendi boschivi alla legislazione statale. Con questi due strumenti vengono definiti i periodi, le aree a rischio e le azioni di carattere preventivo necessarie a diminuire o limitare il rischio di incendi.

Una particolare attenzione viene posta su divieti e prescrizioni preventive, come ad esempio il divieto di accendere fuochi nelle aree boscate ed in quelle limitrofe che, se infranti, danno luogo a sanzioni anche molto pesanti. Sono inoltre segnalati importanti vincoli finalizzati ad evitare azioni di incendio doloso per interessi di vario genere.

In caso di abbruciamento di residui vegetali o di accensione di fuochi in aree boscate o nelle immediate vicinanze, è importante conoscere alcuni elementi essenziali per evitare che i fuochi sfuggano al controllo:

Periodi a rischio

  • Il periodo a rischio di incendio è quello compreso fra il 1° Luglio ed il 31 Agosto.

Le province possono modificare tale periodo o istituire periodi a rischio diversi anche per singole aree omogenee per caratteristiche vegetazionali.

Aree a rischio

I boschi e gli arbusteti, gli impianti di arboricoltura da legno, la fascia di terreno contigua alle suddette aree di larghezza pari a:

  • 200 metri, nei periodi a rischio di incendi;
  • 50 metri nel restante periodo dell’anno.

Azioni a rischio

Nelle aree a rischio sono vietate le seguenti azioni che possono determinare l’innesco di incendi:

  • l’abbruciamento di residui vegetali;
  • l’accensione di fuochi e di carbonaie;
  • l’uso di strumenti o attrezzature a fiamma libera o che possano produrre scintille o faville;
  • l’accumulo o stoccaggio all’aperto di fieno, paglia o altri materiali facilmente infiammabili.

Vincoli

Alla utilizzazione dei terreni percorsi dal fuoco, la legge regionale stabilisce specifici vincoli.

  • divieto per 10 anni di pascolo nei boschi;
  • divieto per 5 anni dell’esercizio di attività venatoria nei boschi (con superficie percorsa dal fuoco maggiore di 1 ha ed in presenza di tabellazione);
  • divieto per 15 anni di trasformazione del bosco, e dei pascoli entro 50 metri, in altra qualità di coltura;
  • divieto per 10 anni di realizzazione di edifici o strutture per insediamenti civili o attività produttive nei boschi, e nei pascoli entro 50 metri.

 

TESTO INTEGRALE LEGGE FORESTALE 39/2000

REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE

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